Il decreto attuativo del Piano Transizione 5.0 è pronto ma resta fermo in attesa di una modifica normativa. A chiarire il motivo dello stallo è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che il 21 febbraio, a margine del Forum in Masseria organizzato da Comin & Partners a Saturnia, ha spiegato perché la misura non è ancora pienamente operativa.
Siamo in attesa che il ministro dell’Economia definisca una nuova disposizione che consenta di utilizzare i macchinari oltre il vincolo del made in Europe che è stato introdotto su iniziativa parlamentare e che è stato giustamente contestato da molti”, ha dichiarato Urso.
Il ministro ha inoltre precisato che il decreto attuativo è già stato predisposto dal MIMIT e trasmesso al Ministero dell’Economia lo scorso 4 gennaio. Lo stesso Urso ha spiegato che il provvedimento potrà essere “sbloccato” una volta definita la modifica normativa relativa al requisito del “Made in Europe”.
Proprio questo requisito rappresenta oggi il principale nodo della misura. Inserito nel corso dell’iter parlamentare durante l’esame della Legge di Bilancio 2026, stabilisce che i beni strumentali agevolabili debbano essere prodotti in uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo, limitando quindi l’accesso agli incentivi ai macchinari di origine europea.
Il requisito è stato introdotto attraverso emendamenti parlamentari con l’obiettivo politico di rafforzare le filiere industriali europee e di evitare che le risorse pubbliche destinate alla transizione tecnologica delle imprese potessero finire per sostenere l’acquisto di tecnologie prodotte in Paesi extra-UE. In Parlamento, la misura ha trovato consensi trasversali tra diversi gruppi politici sensibili al tema dell’autonomia strategica industriale europea e alla tutela della produzione continentale.
Tuttavia, l’introduzione del vincolo ha rapidamente evidenziato numerose criticità applicative. In molti casi risulta infatti complesso certificare l’origine europea dei macchinari, soprattutto quando si tratta di beni complessi composti da componenti provenienti da diversi Paesi. Inoltre, la limitazione rischia di restringere significativamente la platea dei beni acquistabili dalle imprese, con il risultato di rallentare o bloccare investimenti già programmati.
Per queste ragioni la norma è stata fortemente contestata da più parti che hanno evidenziato il rischio concreto di frenare l’attuazione di uno degli strumenti più importanti per sostenere la trasformazione tecnologica delle imprese. Il vincolo sull’origine europea dei macchinari, oltre a risultare difficilmente applicabile in molti casi, rischia infatti di restringere in modo significativo la platea dei beni acquistabili e di creare ulteriori incertezze per le imprese chiamate a programmare investimenti rilevanti.
Federacma continua a seguire con attenzione l’evoluzione del provvedimento e a sollecitare il Governo affinché si giunga rapidamente allo sblocco della norma e alla pubblicazione del decreto attuativo. La piena operatività del Piano Transizione 5.0 rappresenta infatti uno strumento determinante per sostenere una parte rilevante degli investimenti in meccanizzazione agricola. Negli ultimi mesi del 2025, infatti, il settore ha già vissuto una fase di forte rallentamento degli investimenti a causa della grande confusione generatasi sulla misura, su cui si attendono ancora oggi chiarimenti definitivi. Una situazione che ha generato comprensibili prudenze nelle imprese e che rende oggi ancora più urgente rendere la misura pienamente funzionante e accessibile.